Fedor Kuz’mic Suskov: Arte e Stato a Firenze

Ultimissimi giorni per ammirare a Firenze le opere dell’artista Fedor Kuz’mic Suskov, le cui opere sono attualmente esposte in occasione della mostra Arte e Stato curata da Vittorio Sgarbi, presso la galleria Sangallo Art Station.

Suskov fu pittore, scultore ed architetto e come nota lo stesso Sgarbi nel bel testo che accompagna la mostra:

“(..) vive il Novecento russo pienamente, nella sua duplice essenza: quella politica e quella spirituale. La sua scultura segue i dettami istituzionali, mentre la sua pittura ascolta la voce dell’anima”. (V.Sgarbi, (a cura di) Fedor Kuz’mic Suskov. “Arte e Stato”, Firenze 2011)

La vita di Suskov attraversò infatti il XX secolo: nato nel 1923 nella regione di Voronezh – non distante dal confine ucraino – è scomparso nel 2006, e nella sua lunga vita è stato testimone di alcuni degli eventi più importanti per il suo paese e per l’Europa intera. L’artista partecipò prima come soldato semplice e poi come ufficiale dell’Armata Rossa alla II Guerra Mondiale, riportando gravi ferite, evento che segnerà poi tutta la sua vita. Presa coscienza della transitorietà della vita Suskov alternerà negli anni del dopoguerra la sua attività di scultore di regime con una produzione artistica più personale, marcata da una forte spiritualità e devozione.

Prima come pittore e poi come scultore, Suskov realizza segretamente una serie di opere dedicate a temi cristiani e ispirati da una religiosità vibrante e appassionata, pur continuando a realizzare per il regime Sovietico opere scultoree e architettoniche di primaria importanza. Sue sono infatti alcune delle costruzioni più imponenti commissionate durante il periodo stalinista, tra le quali ricordiamo il Palazzo della Cultura realizzato in occasione del cinquantenario della Rivoluzione d’Ottobre. Il suo prestigio era tale che negli anni 80 gli fu offerto, dal Ministro della Cultura On.lle Vuchetich, il posto come responsabile degli scultori sovietici, che però rifiuta.

Artista molto prolifico, Fedor Suskov realizzò circa 700 opere: eccezionalmente la mostra fiorentina espone 40 dipinti a olio; accanto alle opere di ispirazione sacra si affianca la produzione di paesaggi dalle tinte accese, nei quali i cromatismi accesi si fondono con un tratto vigoroso, con risultati stupefacenti. Gli scenari naturali sembrano illuminati dall’interno da una luce soprannaturale, facendo posto anche in questo caso all’elemento sacro, che pur non essendo il soggetto delle tele è comunque presente. Sempre Sgarbi, infatti, definisce così la sintesi pittorica di Suskov:

“Nei suoi paesaggi i contorni si stemperano e si confondono con l’orizzonte, in un continuum cromatico, che unisce e affratella tutti gli elementi della natura. Si tratta di scenari bizantini, di icone naturali che trasfigurano il messaggio divino (…) Le sue pennellate celebrano un rituale in cui la parola dei libri sacri si fa visione. E la visione si converte in transvisione”.
(idem)